
Vinitaly and the City: il ritorno alle radici della Magna Grecia
Ci sono luoghi che sembrano nati per custodire la memoria e altri che riescono a darle una voce nuova. A Sibari accadono entrambe le cose. Tra i resti dell'antica polis della Magna Grecia, il vino non è semplicemente protagonista: diventa il filo conduttore di un racconto che attraversa paesaggio, identità e cultura.
Nel suggestivo Parco Archeologico di Sibari,
tra antiche vestigia e nuove narrazioni del vino, prende forma un'esperienza di territorio
Dopo i primi due giorni di Vinitaly and the City 2026, il Parco Archeologico di Sibari restituisce già l'immagine di un evento che va oltre la degustazione. Qui il calice diventa un punto d'incontro tra passato e futuro, tra produttori e visitatori, tra una terra dalla storia millenaria e una nuova idea di enoturismo capace di unire esperienza, conoscenza e convivialità.
La terza edizione segna il ritorno di un format che in Calabria ha ormai trovato una dimensione propria.
Non è semplicemente il "fuori salone" di Verona in visita al Sud, ma un appuntamento che a Sibari assume un carattere diverso: più mediterraneo, più immersivo, costruito intorno all'idea che un territorio possa raccontarsi attraverso ciò che produce e attraverso il modo in cui accoglie.
L'apertura della manifestazione ha visto la presenza del Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, del presidente di Veronafiere Federico Bricolo e delle principali autorità regionali e locali. Una presenza istituzionale che conferma il ruolo assunto dall'evento nella valorizzazione del comparto vitivinicolo, del patrimonio culturale e della capacità della Calabria di proporsi come destinazione enogastronomica.

Un percorso tra denominazioni storiche, vitigni autoctoni e identità di territorio
Nel percorso che attraversa il Parco Archeologico e conduce tra i banchi d'assaggio, Vinitaly and the City trova la sua espressione più autentica: è qui che oltre cento aziende raccontano una Calabria del vino sempre più consapevole della propria identità. Una regione che costruisce il proprio racconto attraverso denominazioni storiche, vitigni autoctoni, territori diversi e produzioni capaci di esprimere carattere.
Qui il vino diventa incontro e conoscenza. Ogni calice apre una conversazione sul territorio, sui vitigni, sulle tradizioni custodite dalle aziende familiari e sulle nuove generazioni che stanno reinterpretando il patrimonio vitivinicolo calabrese con uno sguardo contemporaneo.
È questa una delle chiavi più interessanti dell'evento: trasformare il vino da semplice prodotto a esperienza culturale. Il visitatore non arriva soltanto per assaggiare un'etichetta, ma per comprenderne l'origine, il paesaggio da cui nasce, la storia che porta con sé.
Dalle radici millenarie alle visioni contemporanee
Le masterclass e i talk hanno accompagnato queste prime giornate ampliando il racconto. Non solo approfondimenti tecnici per appassionati ed esperti, ma momenti di confronto aperti su biodiversità, sostenibilità, innovazione agricola e futuro dei territori rurali. Il vino diventa così una lente attraverso cui osservare temi più ampi: il rapporto tra uomo e ambiente, la tutela dei vitigni autoctoni, la capacità dell'agricoltura di generare sviluppo.
A rendere ancora più riconoscibile il carattere del festival è il dialogo continuo con il luogo che lo ospita. A Sibari l'archeologia non è una semplice scenografia, ma una presenza viva. I resti millenari convivono con le etichette contemporanee, ricordando che il Mediterraneo ha costruito la propria identità proprio attraverso gli incontri, gli scambi e la capacità di trasformare le differenze in ricchezza.
Anche il linguaggio dell'evento guarda a un pubblico più ampio. La presenza di Rai Radio2, con le trasmissioni in diretta dal Parco Archeologico, porta il racconto di Sibari fuori dai confini della manifestazione, mentre la musica e gli appuntamenti serali contribuiscono a creare un'atmosfera da festival, dove il vino incontra intrattenimento e socialità.
È forse questa la sintesi più interessante di Vinitaly and the City 2026: la capacità di mettere insieme mondi diversi senza perdere autenticità.
Il produttore e il curioso, l'appassionato e il turista, la storia antica e il linguaggio contemporaneo trovano uno spazio comune in cui incontrarsi.
Dopo due giorni, il racconto è ancora in movimento. L'ultimo appuntamento del 19 luglio completerà il quadro di una manifestazione che ha scelto Sibari come luogo simbolico per raccontare il vino italiano attraverso una prospettiva diversa: non soltanto come eccellenza da esportare, ma come patrimonio da vivere.
Tra i calici e le tracce millenarie di Sibari, emerge una convinzione semplice: la cultura del vino, prima ancora di essere mercato, è memoria, è relazione, è racconto.

